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    ACCANTANDO
    Dopo il ciclo di opere Senza titolo (Milano)[1], ed un congruo lasso di tempo occorsomi per esplorare nuovi territori artistici, sono ritornato con i lavori Accantando ad esprimere il mio amore per il colore e a porre l’attenzione su una delle “regine” del nostro tempo: l’immagine.

    Francesca Alfano Miglietti nel testo del 1995, in catalogo alle mie opere Finale di partita, scrisse che con quel mio operare, allora rivolto al campo pubblicitario, agivo una dimensione di "artista/hacker".

    Quell'affermazione sarebbe oggi ancora più pertinente perché ora agisco abitualmente da "artista/hacker". Navigo nella Rete alla ricerca di fotografie da ghermire e sulle quali lavorare affinché dalle loro scialbe apparenze possa affiorare l’occulta vitalità che le pervade. Le opere che derivano da questo agire le ho intitolate Accantando. La forma gerundiva del neo verbo accantare, oltre ad esemplificare il reale disporsi accanto delle immagini nelle opere, evoca altresì lo scorrere del tempo necessario a realizzare tali lavori, suggerendo la continuità che si instaura tra un passato ed un presente che si schiude al futuro.

    Accantando é un progetto artistico nel quale opero con varie modalità, tra cui l'uso della stampa digitale con la quale produco le opere bidimensionali che, in antitesi alla loro possibile illimitata replica, creo in un solo esemplare in cui fisso il valore di unicità e di momento esclusivo del senso dell'opera.

    Generalmente le metodiche di cui mi avvalgo in Accantando, hanno in comune l'impiego di foto a bassa risoluzione scaricate dal Web che, non avendo le caratteristiche tecniche per assurgere a fotografie di buona qualità, sarebbero destinate a perdersi nell’oblio: una sorte non certo esaltante! Ma sottratte a questo avvilente destino e: deformate, ritagliate, triturate, polverizzate, curate e coccolate attraverso l’elaborazione digitale possono rigenerarsi offrendoci una differente esperienza della realtà, ed una riflessione sul nostro tempo così ricco di immagini da condurci, paradossalmente, ad una ipotetica cecità per abbagliamento da ipervisione.

    Febbraio 2008, Luigi Dellatorre

    [1] Ciclo di opere Senza titolo (Milano), 2003-2006, realizzate parzialmente in bianco e nero.