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    PLASHART COVERS
    La curiosità mi ha spesso sollecitato a domandarmi quali siano i criteri adottati dalle riviste d’arte, per la scelta delle opere da pubblicare sulle loro copertine. Fra le possibili risposte ce n’è una che avrebbe certamente soddisfatto il simpatico Candide:[1] le opere pubblicate sono quelle di artisti importanti. Ma allora un mio lavoro non sarà mai riprodotto sulla copertina di una rivista d’arte? Certo che no, é l’ovvia risposta.

    Per non subire passivamente questo mesto destino, mi sono detto: ”Luigino, per una volta, fai il birichino!” E così, con lesto impegno, ho messo a frutto il mio ingegno, ideando un progettino che ha sfornato un rivistino che, con anglofona favella, ho nomato PlashArt, fugando in tal guisa le mie ansie, le insoddisfazioni, le frustrazioni, le triturazioni e riequilibrando, a modo mio, la santa verità, l’equità, la visibilità e l'artità dell'arte.

    Con le opere PlashArt covers ho voluto compiere una riflessione interna al mondo dell’arte, indagando specificamente il segmento delle riviste che è un anello della cosiddetta catena del “sistema dell’arte”, quel processo che, nelle sue varie fasi, annovera: l’identificazione, il riconoscimento e la promozione dell’opera.

    Il senso del mio agire sarà quindi ben inteso da coloro che sono consapevoli della importanza che le riviste d’arte hanno nella promozione delle opere: ad esempio, pubblicandole sulle loro copertine.

    PlashArt covers è solo un progetto ludico e birichino, in quanto realizzato nel mese di aprile? Da noi il primo di aprile richiede vigilanza: il pesce è in agguato! La stessa attenzione la devono prestare anche gli inglesi, a causa del loro: April Fool’s Day.

    Tutte le copertine delle riviste PlashArt hanno come data di pubblicazione, April Fool’s Day: sono quindi dei pesci d’aprile? Sarebbe ben poca cosa se il tutto fosse solo burla: a volerlo cercare, un po’ di senso traspare.

    In chiusura - complice il rimorso di coscienza per non avere detto tutta la verità - voglio confidarvi la vera genesi del progetto PlashArt covers.

    Da qualche anno, con una fascinazione tutta sua, gorgogliava nella mia riscaldata capa l’idea del...

    Si potrebbe annà tutti quanti a lumà na rivista.
    Vengo anch’io! No tu no.
    Per sbirciarne la copertina
    e gridare aiuto, aiuto sono anch’io sul giornale,
    e vedere di nascosto l’effetto che fa.

    Ci sono anch’io? No, tu no.
    Ci sono anch’io? No, tu no.
    Ci sono anch’io? No, tu no.
    Ma perché? Perchè no![2]

    Ora non gorgoglia più sta cavolo d’idea! Adesso è tutta qui: solida, presente; partorita come un grumo ossessivo che non ha voluto sciogliersi e abbandonarmi. Ma perchè mi hai costretto a produrre tutto ciò, le chiedevo io, smarrito? “Perchè ho le mie buone ragioni...”, mi rispondeva la bizzarra: “...perchè io attivo riflessioni che tu, capace solo di mettermi al mondo nella mia fisicità, non sapresti argomentare adeguatamente; lascio quindi ad altri, più colti e forbiti di te, il compito di svilupparle e di condurle alla luce“.

    “E lei Signor Giancarlo Politi, La prego, sia indulgente con costui che ha tratto spunto dalla Sua rivista, FlashArt,[3] per dar corpo alle mie tangibili forme, perchè ha solo obbedito ai miei perentori ordini. Sia benevolo, con lui, lo perdoni!” E’ mia la colpa! Solo mia! Mia! Confiteor Deo omnipotenti et vobis, fratres, quia peccavi nimis cogitatione, verbo, opere, et omissione mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa!

    La serie dei lavori PlashArt covers è costituita da 100 opere, tutte pezzi unici, di 34x26 cm. realizzate nel periodo aprile-maggio 2012.

    Le opere pubblicate sulle copertine delle fantomatiche riviste PlashArt le ho prodotte in un arco di tempo che va dal 2011 al 1990. Il loro insieme può dar vita ad un’anomala, ma significativa antologia che racchiude un ventennale percorso di ricerca artistica.

    Anche nelle opere PlashArt covers aleggia lo spirito dell'Accantando,[4] in quanto oltre alla messa accanto - in forma installativa - delle opere, ho accantato altresì un sonoro ambientale che è costituito da un brano della canzone Il paradiso,[5] racchiuso fra due altri brevi audio. Questo sonoro, trasmesso ad intervalli, è parte integrante dell’installazione.

    Il senso metaforico della canzone è: artista, sii pago del molto che già hai - la tua arte e le sue pene - non ambire al successo; continua a sognare e a soffrire. Il tuo paradiso è già qui. Lei, l’Arte, già ti ama: di ciò sii pago!

    Maggio 2012, Luigi Dellatorre

    [1] Candide, giovane dal carattere ingenuo del racconto: Candide, ou l’Optimisme, di Voltaire.
    [2] Libera parafrasi della canzone: Vengo anch’io. No, tu no. di F. Fiorentini - D. Fo - E. Jannacci (1967); da cantare allo stesso modo del motivo originale.
    [3] FlashArt, importante rivista d’arte con edizioni italiana e internazionale, Giancarlo Politi Editore, Milano.
    [4] Progetto artistico che ho avviato nel 2008.
    [5] Il paradiso, canzone cantata da Patty Pravo e scritta da Mogol-Battisti (1969).