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    ACCANTANDO
    Luigi Dellatorre, ex operaio ed ex attore teatrale, é approdato all'arte nel 1977, rendendosi protagonista di un viaggio senza mappe - Sgeografie é il titolo di una sua mostra del 2014 - tuttora felicemente in progress, che, partendo da una sorta di pittura retinica realistico-visionaria fortemente interessata al colore, ha attraversato la fotografia, il video, le installazioni multimediali, toccando anche la body action.

    Egli ha identificato la propria svolta etico-artistica con queste parole: "Agire, essere attivo, combattere la noia e le angosce che mi opprimevano, costruirmi delle motivazioni totalizzanti era quello che desideravo intensamente, anche se la direzione da prendere non mi era chiara. Il mio approdo all'arte non é stato quindi generato da una vocazione giovanile, ma da una pressante e vitale necessità"[1].

    Dal 2018 ha aderito al Movimento Arte Etica.

    Nel 2008, per reinnescare e al tempo stesso definire la propria pratica artistica, ha inventato un neologismo Accantando, il quale pone in rilievo uno degli aspetti decisivi di quella che Bourriaud ha definito postproduction all'insegna del "comunismo delle forme" reso possibile dalla globalizzazione. Tale inesistente gerundio verbale, a un primo livello, mette in luce che, nel mondo global delle immagini - le quali non sono di nessuno - esse esistono l'una accanto all'altra, al di qua di ogni differenza, di ogni rapporto logico, di ogni gerarchia.

    Se, allora, il movimento proprio delle immagini é quello della metamorfosi, ogni immagine é generatrice di altre immagini e, insieme, scaturisce, per una sorta di riproduzione asessuata, da altre immagini. Nessuna immagine, pertanto, propriamente differisce da un'altra immagine, ma ognuna viene a trovarsi accanto a tutte le altre, al di là di ogni categorizzazione spazio-temporale. Solo così può risuonare il canto (dal latino cantus) delle immagini. E solo così la vita delle immagini può trovarsi a proprio agio, parola quest'ultima che rinvia al verbo latino adjacere, il cui primo significato é proprio "stare accanto".

    Questo canto, nell'accantare accantante, che caratterizza la vita metamorfica delle immagini, vibra indifferentemente sia nel gesto della voce, sia nel gesto del colore, figurandosi all'opera, ovvero apparendo quale figurazione/schema (secondo l'endiadi rythmos kai schémata degli antichi), vale a dire nell'intimo coappartenersi di suono/figura/colore. Non c'é mai una forma che rigidamente chiude e de-termina.

    Da questo punto di vista l'accantare delle immagini non é caratterizzato da alcuna forma rigida e chiusa, ma si delimita solo nell'elasticità di uno slanciarsi, di un ecstatico uscire fuori di sé quale espressione di una potenza causante, la quale non causa effetti diversi da sé, bensì solo il suo stesso causare. Proprio come nelle sequenze di una danza, i cui passaggi musicali, vanno ben oltre il semplice spostamento locale da... a... e non aderiscono a quel movimento spazialmente collocante e radicante, che le sgeografie di Dellatorre appunto mostrano come ineffettuabile e impossibile.

    E' a partire da ciò che l'arte può Cucire il mondo, come recita il titolo di un altro progetto dellatorriano del 2016, così presentato dall'artista: "I lavori che ne derivano non sono mere rappresentazioni cartografiche del globo terrestre, ma sue astrazioni che si rivolgono alla sensibilità e all'intelletto degli osservatori; fantasmatiche apparizioni del mondo che invitano a pensare globalmente l'umanità e il Pianeta; visioni che orientano gli sguardi e i pensieri sulla sua centralità di luogo della nostra esistenza e di quella di tutte le forme viventi"[2].

    Cucire il mondo accantando, esige la deposizione di ogni sguardo frontale e pan-oramico, come se si potesse solo guardare al limite il limite con la coda degli occhi, secondo un'altra delle possibili implicazioni etimologiche del neologismo accantare, dal greco kanthòs, che letteralmente significa proprio l'angolo dell'occhio. Ma, nel contempo, richiama anche il nome del mitico Kanthos, figlio di Oceano e fratello della ninfa Melia, grande nemico di Apollo, del quale aveva bruciato il santuario sotto Ismenion. Ogni apollinea apparenza, nelle opere di Dellatorre, deve, infatti, sovraesporsi sino a bruciarsi per realizzare appieno il suo sgeografico e sfilosofante accantare.

    Sabato 6 aprile 2019, all'uscita degli stands della Fiera Internazionale MIART di Milano, Luigi Dellatorre ha cercato di offrire in dono del tutto gratuito ai visitatori una sua opera del ciclo Finale di partita, assieme al relativo catalogo. Avendo portato con sé ben 57 opere, é riuscito a donarne, non senza sforzo, ai passanti increduli, diffidenti e sospettosi, solo 17...

    Romano Gasparotti, Accantando, pubblicato nel suo libro L'amentale. Arte, danza e ultrafilosofia, Cronopio Edizioni, ISBN 978-88-98367-42-9, settembre 2019, vedi pagg. 126-128.

    [1] L. Dellatorre, Per non dimenticare le mie origini artistiche, in http://luigidellatorre.it/sito/accantando/testi/34.
    [2] L. Dellatorre, Cucire il mondo, in http://luigidellatorre.it/sito/cucire/testi/2.html