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    E' diventata una consuetudine artistica di Luigi Dellatorre, negli ultimi anni, quella di fare riferimento ad aspetti della vita di ogni giorno per poi riflettere, a partire dalla loro facciata più evidente, su eventi socioculturali e schemi di pensiero comuni. Dopo la precedente esposizione in questo Istituto Italiano di Cultura[1], in cui Dellatorre lanciava uno sguardo critico all'onnipresente pubblicità (e una fase in cui ha fatto assurgere le parole crociate alla sfera estetica)[2], l'artista appare questa volta nelle vesti di profeta del tempo atmosferico.

    Non c'è forse, nella vita di ogni giorno, discorso più amato di quello sul tempo con le sue incidenze sulle attività umane e di ciò è specchio la lingua, sia quella italiana che quella tedesca, con le sue metafore sul tempo. Così si parla di "lampo di genio", di "neve di ieri", si può "cadere dalle nuvole", si può chiedere a qualcuno di "fare il bel tempo", si dice che qualcuno "ha una faccia come tre giorni di pioggia" (ha un'espressione cupa, n.d.t.). Ci sono poi esclamazioni come per esempio "tempo da tuoni" (perbacco, n.d.t.). Anche gli italiani sono convinti che "chi semina vento raccoglie tempesta", parlano di "far la pioggia e il bel tempo" o ancora sentono "che vento tira". Gli alti e bassi della vita, delle realazioni interpersonali e le oscillazioni dei valori della Borsa vengono spesso commentati facendo riferimento alle variazioni del tempo, da sereno a nuvoloso. Il legame profondo tra uomo e clima, o tra "Ego & Meteo", si riflette per esempio anche nell'usanza di indicare le alte e basse pressioni con nomi di persone.

    Con la scelta di questo tema, Dellatorre prende le distanze dall'idea di arte come qualcosa di elitario, incomprensibile e narcisistico e dà una risposta alle onnipresenti domande sul tempo.

    Le prime basi di una scienza del tempo atmosferico sono state poste da Aristotele già nel quarto secoloo avanti Cristo nella sua opera Meteorologica, in cui egli studiava i fenomeni atmosferici nell'ambito di un più ampio sistema naturalfilosofico. Dalla metà del diciannovesimo secolo le previsioni del tempo cercano di placare il forte desiderio umano di proteggersi da spiacevoli sorprese. Nascono dal bisogno profondo di mettersi al sicuro di fronte ad eventi imprevedibili e generano la tranquillizzante illusione di un possibile controllo sulla non addomesticabile potenza del tempo. In un mondo sempre più razionale, la carta meteorologica diventa allora non solo uno strumento di orientamento basato su osservazioni empiriche, ma anche il luogo di proiezione del nostro desiderio di bel tempo.

    Ci sono però anche condizioni climatiche - e a questo proposito si parla di "meteoropatia" - che generano malessere a persone ad esse sensibili. Così per esempio il nostro vento Fohn può provocare in alcuni un senso di euforia, in altri emicrania; è comunque a Monaco un fenomeno di tutto rispetto, spesso usato come scusa quando non si ha voglia di fare qualcosa.

    La cartografia con la sua descrizione del mondo è un ramo di origini antiche della produzione figurativa. Senza le carte geografiche il mondo non avrebbe nè contorno nè confini, nè forma nè estensione. Con le previsioni del tempo, che ogni giorno sono diverse, si inserisce nella topografia stabile della carta geografica un ulteriore elemento, quello del tempo (inteso qui non come tempo atmosferico, ma come tempo cronologico, n.d.t.) E' interessante notare come la lingua italiana usi lo stesso termine, "tempo", per tempo cronologico e tempo atmosferico! (in tedesco rispettivamente Zeit e Wetter, n.d.t.).

    La carta meteorologica, nella sua forma necessariamente astratta, riesce a fissare con l'aiuto di simboli (che significano: "sereno", "variabile", "nuvoloso" ecc.) l'attualità di una coincidenza spazio-temporale. A differenza di oggetti concreti come la banderuola, le carte meteorologiche offrono il ritratto stilizzato di una situazione meteorologica rappresentata tramite semplici pittogrammi. Si tratta del tentativo di rappresentare un aspetto parziale del mondo in forma schematica, di renderlo comprensibile allo sguardo di chi legge tramite l'uso di un sistema di simboli.

    Luigi Dellatorre installa nello spazio espositivo dell'Istituto Italiano di Cultura un ciclo di circa 150 carte meteorologiche, che ha raccolto ed elaborato nell'arco di un anno e mezzo[3], quale tema principale con variazioni. Si tratta - in voluta contraddizione con la logica della fotocopiatrice - di pezzi unici con differenze minimali, in formato DIN A4[4]. La disposizione dell'insieme delle carte nello spazio espositivo visualizza la durata delle giornate a gli alti e bassi del tempo; le visualizzazioni meteorologiche possono essere anche viste come "partiture del tempo". Dellatorre realizza così a livello di esposizione una specie di studio cartografico del clima.

    Le "immagini del tempo" tratte dal quotidiano economico milanese Il Sole-24 Ore non sono solo fissate alle pareti, ma sono anche appese nel mezzo dello spazio espositivo tramite fili invisibili, così che le previsioni del tempo sembrano piovere giù dal soffitto su una tela di 3 metri di diametro appoggiata per terra, che mostra l'immagine stranamente "sgualcita" della Terra. La Terra è quindi presentata come piatta: dalla tela sgualcita e colorata di giallo neon, che rappresenta i mari della terra, sono stati tagliati via in modo surreale i continenti, così che il pavimento in legno (che si intravede come un intersio negli spazi vuoti) diventa simbolicamente "terra"...

    La semplice poesia di questa messinscena metacartografica viene supportata da un sottofondo acustico di rumori "del tempo" e da un ventilatore che muove come una brezza leggera "le pagine del diario meteorologico" di Dellatorre. Le previsioni del tempo "ritagliate" dal quotidiano sono per l'artista solo il punto di partenza; esse vengono infatti sottoposte - secondo il principio del redymade - ad un processo di modifica attraverso diversi passi successivi: gli originali non sono solo stati ingranditi in fotocopia, ma anche manipolati in modo che i contorni del continente europeo (e della costa nodamericana) appaiono deformati in lunghezza; così il formato orizzontale dell'originale diventa un formato verticale. Il mondo assume quindi un aspetto diverso e stimola, nella sua nuova forma, la fantasia. Tutte le superfici dei mari, inoltre, invece di essere dipinte del solito colore blu sono state colorate - contrariamente alla simbologia dei colori - di giallo neon. Con i suoi interventi volutamente estranianti operati sulle cartine l'artista riesce a scuotere la percezione di routine di esse e a mettere in moto tramite l'effetto provocato, processi di pensiero complessi.

    Come già detto, le cartine originali diventano oggetto di un mutamento coerentemente perseguito. Oscillando tra realtà e immaginazione, esse diventano la proiezione di una visione del mondo deformata. Il lavoro di Dellatorre riflette così in modo esemplare la verità spesso dimenticata che le raffigurazioni cartografiche, a differenza di plastici e mappamondi, esistono solo a patto di una deformazione di lunghezze, superfici e spessori, fornendo pertanto automaticamente un'immagine deformata del mondo. Presentando la propria "immagine del mondo", l'artista ci ricorda con silenziosa ironia questa verità. Le carte hanno una lunga tradizione nell'arte pittorica: utilizzando la tela per presentarci la sua immagine della Terra (presentata quasi come un quadro senza cornice) l'artista suggerisce la stretta parentela tra cartografia e pittura.

    L'installazione di Dellatorre diventa così anche allegoria di una autoriflessione artistica![5]

    Monaco, 14-03-2000, Sabine Dorothée Lehner

    [1] Esposizione/installazione Finale di partita, Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera (D) nel 1998.
    [2] Ciclo di opere Do you like crossword?, realizzate nel 1996/1997.
    [3] Il periodo di raccolta delle cartine meteorologiche è stato: maggio 1997 - novembre 1998.
    [4] E' il formato standard della carta: 29,7x21 cm. Le opere sono però plastificate e misurano 30,3x21,5 cm.
    [5] Traduzione dal testo originale, in tedesco, di Paola Travaglino.