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    NO NEWS IS GOOD NEWS
    No news is good news. E’ in questo modo - che potrebbe tradursi: Nessuna notizia é una buona notizia, oppure più proverbialmente: Nessuna nuova, buona nuova - che ho intitolato questo ciclo di opere. Con esso ho rivolto la mia attenzione, iniziata in precedeza[1], all’influenza esercitata dai mezzi di comunicazione di massa nella nostra vita. Nello specifico caso di No news is good news ho contestualizzato l’attuale informazione a mezzo stampa quotidiana, con elementi delle scritture contemporanee e arcaiche appartenenti a varie culture.

    La scelta di un titolo palesemente pessimistico, che leghi l’idea di notizia all’ipotetico apprendimento di una novità problematica, esplica la mia posizione critica nei confronti dei giornali, la cui lettura non facilita l’acquisizione di una serena comprensione della realtà. Non vi é dubbio che la Stampa rifletta, almeno in parte, la nostra vita, ma non solo, in quanto essa stessa concorre attivamente alla sua formazione influenzandoci attraverso la scelta delle notizie pubblicate. Questa arbitraria azione di discernimento, unita ad una frenetica e talvolta superficiale informazione giornalistica, può trasformare questo valido strumento di conoscenza e coscienza sociale in un discutibile contenitore di fuorvianti notizie.

    A giustificazione della Stampa, alcuni sostengono che essa esprima contemporaneamente una posizione di potere e di necessità: cioé può decidere su cosa e come informare, ma deve farlo cercando di far quadrare il bilancio economico del proprio apparato, soddisfacendo quindi, se necessario, il basso profilo intellettuale ed emotivo dell’ipotetico lettore medio. E’ illuminante, in tal senso, come in campo giornalistico una brutta notizia possa trasformarsi in una “buona” notizia, o meglio in una “ricca” notizia, in quanto incrementa le vendite e appaga l’ansiosa ricerca di novità da pubblicare da parte delle direzioni dei giornali. Appare quindi ovvio che, nella prospettiva di siffatta informazione, il dovere di partecipare al reale miglioramento della società, sia compiuto solo in parte.

    A mio modo di vedere, ricondurrei quindi a due le critiche più consistenti da muovere ai giornali: la scelta delle notizie e il modo di esporle. L’approccio preconcetto a queste due modalità, é determinato da un lato dalla volontà di circoscrivere la realtà ad una rosa di fatti ritenuti arbitrariamente importanti, e dall’altro da una proposta informativa che, spettacolarizzando le notizie afferri il lettore.

    L’altro aspetto cardine che ho considerato in No news is good news, é la scrittura in senso lato, dalle tracce delle sue lontanissime origini ad oggi. Alcune mitologie, narrandone le origini, la definiscano: “Dono degli Dei agli uomini affinché siano più capaci di memoria”. Origini e miti a parte, é noto come fin dall’antichità la scrittura abbia infuso timore e rispetto, sia quando era percepita come espressione grafica di forze esterne all’uomo, sia quando, in altro modo, ne vincolava la volontà. In ogni caso, la necessità di comunicare, lasciando anche testimonianza di sé oltre la vita, é stata la spinta che ha sollecitato l’umanità alla elaborazione di segni grafici il cui sviluppo si é realizzato nel corso dei millenni. Dalle prime tracce a noi note, le pitture rupestri, alle ultime generazioni dei linguaggi informatici, sono state prodotte ed abbandonate tantissime scritture; alcune delle quali molto articolate e complesse, altre più agevoli e semplificate, tutte comunque rivolte allo stesso scopo: comunicare.

    Per me ripercorrere e relazionare all’oggi la “storia” della scrittura - da quella arcaica, sacrale e auratica, a quella contemporanea, prosaica ed effimera, dei quotidiani - ha costituito fonte di irresistibile fascino. Ho quindi elaborato una sintassi che compendiasse, sulle prime pagine di quotidiani italiani e stranieri, l’espressione artistica generata dall’intreccio dei segni della pittura (i colori primari giallo, rosso, blu), i segni delle scritture stampate sui giornali (testi e immagini) e, con colore nero a smalto industriale, i segni appartenenti a scritture attuali o del passato.

    Nei lavori che ho realizzato, il mio intervento manuale si sovrappone e contrasta con l’uniformità seriale dei caratteri tipografici, con le immagini ivi riprodotte e con la struttura razionale delle pagine dei giornali, ma allo stesso tempo instaura una continuità spazio temporale, che si origina nelle preistoriche pitture rupestri, per giungere all’attuale linguaggio binario degli elaboratori elettronici.

    Il ciclo di lavori No news is good news, realizzato fra aprile ed agosto 1996, si articola in centoventi opere, costitute dalle prime pagine di altrettanti differenti testate giornalistiche italiane e straniere, venticinque italiane e novantacinque straniere, pubblicate fra ottobre 1995 e maggio 1996.

    Settembre 1996, Luigi Dellatorre

    Testo in catalogo No news is good news, 1997

    [1] Ciclo di opere Finale di partita del 1995, in cui mi sono occupato della pubblicità.