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    MA COME CE LE RACCONTANO BENE!
    La serie di lavori Ma come ce le raccontano bene! è nata dal mio interesse artistico/critico per i telegiornali italiani (TG) e fa seguito all'analogo approccio che ho riservato ai giornali quotidiani con il ciclo di opere No news is good news del 1996.

    Attualmente nel riferire una notizia ascoltata ad un TG, credo sia difficile potersi ancora avvalere della datata espressione: "L'ha detto la televisione!". Affermazione che, anni prima, veniva talvolta utilizzata per sostenere la veridicità della notizia che si asseriva e che testimoniava anche la generale fiducia riposta in quella fonte. Persa quindi ogni tipo d'innocenza nei confronti dell'informazione in genere e in particolare in quella dei TG, ho ritenuto importante occuparmi artisticamente dell'argomento, focalizzando l'attenzione intorno alla strategia interna al racconto/presentazione delle notizie che, talvolta, sono orientate allo spettacolo, all'inconsistenza e alla chiacchera.

    In un ambito informativo molto affollato come il nostro, nel quale la rapidità di diffusione e di aggiornamento delle notizie è frenetico, l'utente televisivo rischia di smarrirsi, di perdere l'interesse per le notizie tresmesse e a lungo andare potrebbe cadere nell'apatia pensando che una notizia equivalga ad un'altra, che il mondo sia sostanzialmente pieno di fatti preocupanti e concludendo che il tempo dedicato all'ascolto/visione dei TG sia noioso e pressochè inutile.

    Per contrastare questa eventualità e per assicurarsi la presenza dello spettatore, il TG attua una suadente strategia finalizzata a richiamare la sua attenzione. Prima ancora che il TG inizi, essso attiva l'esca dell'anteprima nella quale sciorina in sintesi le tematiche delle principali notizie che saranno trasmesse a breve. Poi arriva il vero TG che, irrompendo con la sua dinamica sigla d'apertura introduce lo spettatore all'incalzante lettura dei titoli che lo condurranno alla travolgente onda delle notizie. Il coinvolgimento dello spettatore procede quindi attraverso l'"effetto presenza", l'essere dentro la notizia, caratteristica che viene assicurata con il suo trasporto virtuale nei luoghi dell'avvenimento, mentre un abile commentatore circostanzia dettagliatamente il fatto. In caso di necessità viene altresì apprestato un collegamento con esperti del settore che lo "aiutano" a comprendere meglio l'accaduto. Oppure, in modo più dimesso e democratico, viene informato circa le opinioni raccolte in loco fra la gente.

    Ma il TG possiede anche altre virtù! Sa traslocare i telespettatori nelle pieghe del dolore e delle oscenità del mondo, con la leggerezza e la materna rassicurazione della virtualità, per raccontargliele con drammi arguti che le rendono vive, palpitanti e imperdibili.

    Il ciclo di lavori Ma come ce le raccontano bene!, realizzati fra marzo e ottobre 2001, si compone di venti opere fotografiche (tutte opere uniche) che ho prodotto utilizzando le foto scattate direttamente allo schermo della TV nel corso delle fasi di lettura dei più importanti telegiornali nazionali. Le foto le ho eseguite con una considerevole angolazione laterale rispetto allo schermo televisivo, al fine di ottenere immagini fortemente distorte che ho poi assemblato, a coppie, in pannelli ovali di dimensioni medie 50x75x5 cm. Un ulteriore gruppo di lavori è costituito da tre "Alberelli della conoscenza", le cui dimensioni medie individuali sono 204x67x60 cm. Una sonorizzazione ambientale prodotta da un supporto audio della durata di circa un'ora, con le registrazioni delle letture dei titoli di apertura di alcuni TG trasmessi fra marzo e novembre 2001, completa ed avvolge la loro presenza.

    Ottobre 2001, Luigi Dellatorre