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  • LUIGI DELLATORRE
    Artista dal nutritissimo catalogo che lo pone fra gli emergenti del momento attuale. Da una sua autobiografia del 1992 si apprende come una irrefrenabile passione lo spingesse ad abbandonare, prima parzialmente e poi in maniera definitiva, varie situazioni professionali per dedicarsi totalmente alla pittura. Avvenimento definitivamente avveratosi nell’anno 1991.

    A questo punto diventa fatto complesso il definire in modo lineare l’iter speculativo della sperimentazione di questo poliedrico operatore, che tale é qualificabile in questo momento di ricerca di un vettore comunicante di personale “invenzione”.

    Dai manufatti esposti nella mostra personale Prima allestita nel 1992 in Vigevano alla mostra Finale di partita di Monaco (Germania) del 1998 il salto concettuale é di notevole portata, pur conservando l’artista una coerente visione dell’operazione artistica. Dellatorre d’altronde, in un suo scritto del 1993, afferma: “l’opera d’arte é forma e contenuto, confessione ed inganno, gioco e messaggio, funzionale ed inutile, ma io... non so. Non so... quanto della mia necessità e volontà di comunicare raggiunga ed interessi realmente l’osservatore”[1] denunciando l’ansia che precede ogni sua presa di posizione precedente la fase operativa.

    E’ partendo da una premessa del genere che si giustifica la molteplice varietà delle sue sperimentazioni sintattiche, dalle strutture polimateriche rigorosamente costruite agli interventi sui Totem della quotidianità mediatica: pagine pubblicitarie, manifesti, giornali.[2]

    Novembre 1999, Giuseppe Franzoso

    Testo in catalogo Il percorso dell'arte vigevanese nel novecento, 1999

    [1] Testo di autopresentazione redatto per la mostra personale Bianco e primari, Ex Chiesa della Misericordia, Casale Monferrato (AL), luglio 1993.
    [2] Testo di presentazione in catalogo alla mostra collettiva Il percorso dell'arte vigevanese nel novecento, Castello Sforzesco, Vigevano (PV), dicembre 1999.