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  • The unknown: up and undergroud self-portrait - Testo
    THE UNKNOWN: UP AND UNDERGROUND SELF-PORTRAIT
    Sentirsi degli sconosciuti a se stessi e sentirsi degli sconosciuti in una grande città, Milano, è il tema del ciclo di opere intitolate The unknown: up and undergroud self-portrait (Lo sconusciuto: autoritratto di superficie e sottosuolo).

    Il senso di straniante anonimato che si avverte in una metropoli, si percepisce nelle strade, fra la gente, agli incroci semaforici. Lo stesso capita quando si è nelle sue viscere: nelle stazioni della metropolitana davanti ai cartelloni pubblicitari, o fra la gente che attende l'arrivo dei mezzi che la traslocherà in altri luoghi.

    In questi ambiti, di superficie o di sottosuolo, ci si sente sconosciuti, invisibili: agli altri indifferenti. E' una condizione di annullamento, di sparizione. Conta poco ciò che si è, l'abito che si indossa o il volto che si ha. Ci si sente ignoti ed ignorati. Una paradossale strategia per reagire a questa percezione potrebbe essere quella di accentuare ulteriormente la propria sparizione, ricoprendosi completamente di abiti neri e stando immobili. Mettendo in atto questo comportamento ho realizzato, per ogni opera prodotta, una specifica performance che ho fotografato ed inserito nei lavori.

    Il ciclo di opere The unknown: up and undergroud self-portrait, elaborato fra gennaio 1999 e maggio 2000, è costituito da sessantasette lavori. Ventuno dei quali polimaterici: venti di dimensioni medie 60x80x3 cm. e uno di 121x100x3,5 cm., 10 stampe digitali di 30x45 cm., trentadue fotocopie parzialmente dipinte e plastificate di 21,5x30,2 cm., tre collages di: 45x23 cm., 164x67,5 cm., 266x98 cm. e una scultura ruotante di 207x55x41 cm. a cui è abbinato un sonoro, con le registrazioni dei rumori del traffico urbano, della metropolitana ed il "Giro giro tondo..." cantato da un coro di bambini.

    Maggio 2000, Luigi Dellatorre