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  • BACK FROM NEW YORK
    Ritengo importante evidenziare che, prima di questa mia permanenza del settembre 1993, a New York ero già stato nel 1986. Questa circostanza é importante in quanto mi ha permesso di accostarmi alla “Grande Mela”, parzialmente scevro dal suo mitico fascino ammaliatore.

    Forte di ciò, ho cercato di viverla con la mente, con il cuore e con lo stupore che a tratti mi faceva volgere il naso all’insù, verso l’esaltante “follia” architettonica dei grattaceli di ieri e di oggi. Ma molto più spesso con gli occhi alla loro naturale altezza, osservando e spero cogliendo, alcuni frammenti della sua vitalistica, multiforme e complessa realtà dalle sorprendenti e continue sollecitazioni.

    Da parte mia ho vissuto al suo interno quanto più ho potuto: entrando ovunque mi fosse permesso, mescolandomi alla gente, percorrendo le strade, utilizzando i mezzi di trasporto, perdendomi negli immensi negozi, visitando i luoghi di culto, restando affascinato dai grandiosi musei, stupefatto dai giganteschi “obelischi tecnologici” proiettati al cielo e dai disperanti quartieri ghetto.

    Ho udito il fragore del traffico, respirato le ristagnanti puzze, mi sono avviluppato nella fluida, incontenibile e soffocante marea di umanità che, nelle ore di punta, si riversa nei sotterranei gangli della metropolitana, con il trepido desiderio di mettersi rapidamente alle spalle questo estenuante rito quotidiano.

    Quasi tramortito e sopraffatto da tutto ciò, ho tentato di mantenermi il più possibile vigile e sereno, senza la pretesa di capire compiutamente o di aver ben compreso questa metropoli. Infatti ritengo che proprio l’enorme abbondanza di stimoli e la ridondante presenza di segni ed informazioni, che ne costituiscono il fascino vorticoso, possano essere fra i maggiori ostacoli alla sua lineare comprensione.

    Partendo dall’evidenza che di New York si é e si continua diffusamente a riferire con ogni mezzo espressivo, prima di accingermi a realizzare queste opere mi sono chiesto: che cosa posso aver recepito di nuovo, che valga la pena di essere ancora comunicato, e che non sia già stato più volte descritto o indagato da altri prima di me? Ecco dunque in sintesi il dubbio e la sfida che ho dovuto affrontare nel tentativo, mi auguro non vano, di raccontare qualcosa di New York.

    Quantunque non facile ho provato ad esprimere, nei centoquindici collages Back from New York (60x45 cm.) che ho realizzato, il complesso vortice di segnali che ininterrottamente questa antropofaga e stupefacente metropoli emana, nella speranza che della composita esperienza da me vissuta, una parte, seppur piccola, vi possa raggiungere.

    Dicembre 1993, Luigi Dellatorre

    Testo in catalogo Back from New York, 1995